Questa sezione di Mille anni di clima contiene dati e fotografie delle stazioni di rilevamento sul territorio nazionale. Si discuteranno le condizioni ambientali nei dintorni dei siti e se e come queste si sono modificate nel tempo. I dati a disposizione saranno analizzati e si presenteranno grafici e commenti. Le stazioni saranno suddivise per variabile meteorologica. Nel caso una stazione misuri più di un parametro, un collegamento rimanderà alla pagina cercata.
Il progetto per una rete italiana di riferimento per il clima è stato presentato su Climate Monitor e l'articolo è riportato in questa sezione.
Ricerca per variabile meteorologica
Presentazione del progetto per una rete climatica di riferimento
Climate Monitor dà il via ad un progetto molto importante che si innesta nell’operazione di ampio respiro avviata con la piattaforma wiki milleannidiclima.it Quello a cui puntiamo è la realizzazione di una rete di riferimento per il clima in Italia. In questo periodo in cui la certezza del consenso si va sciogliendo come neve marzolina, è arrivato il momento di chiedersi se le attuali ricostruzioni della temperatura superficiale per il nostro paese siano il più possibile vicine a discriminare il segnale climatico di fondo, quello modulato dalla circolazione atmosferica e, eventualmente, da un cambiamento nella concentrazione di certi gas ed aerosol, da quello del tutto “antropogenico” dovuto alla modifica dell’ambiente circostante al sito di misura o al cambiamento delle procedure e degli strumenti di misura. Così non pare. Intendiamoci, questo non quesito non vuole in alcun modo rappresentare una critica alle reti di rilevamento esistenti, ma è un fatto che esse non siano nate per il rilevamento dei dati ai fini climatici e siano cresciute in un contesto spaziale che ha subito profonde variazioni, specialmente nel corso degli ultimi decenni. Il problema non risiede quindi nell’assetto delle reti, ovviamente immutabile, quanto piuttosto nell’impiego e nel trattamento dei dati da queste prodotti nel tempo.
Si assume infatti come dato acquisito che le stime eseguite dalle tre principali agenzie internazionali (NCDC/NOAA, GISS/NASA e CRU+UKMO) siano un tentativo di cercare d’identificare, da migliaia di chilometri di distanza, eventuali problemi nei dati senza avere nessuna conoscenza dei siti di misura e della loro evoluzione nel tempo. Anche l’altro lavoro di ricostruzione storica delle temperature del Bel Paese, quello tutto nostrano dell’ISAC/CNR, ha un approccio ai dati piuttosto simile. I dati grezzi dei siti storici, tutti o quasi posti in osservatori cittadini, sono ritenuti a priori quali possibili proxy del segnale climatico di fondo e sono omogeneizzati l’un con l’altro nel tentativo di porre in luce eventuali difetti nella misura. Così facendo non si colgono i cambiamenti non climatici di lungo periodo, che intervengono in maniera graduale e che hanno interessato contemporaneamente nei decenni passati il territorio nazionale. Per fare un esempio pratico, se si rendono omogenei i dati di Reggio Emilia con quelli di Modena (e viceversa), da tale operazione potranno essere rese evidenti improvvise anomalie dello strumento o spostamenti una tantum del sito di rilevamento. Se, com’è vero, l’ambiente cittadino di Reggio e quello di Modena hanno subito modifiche abbastanza simili e graduali nel corso del dopoguerra, le probabili conseguenze sulle misure non saranno mai rilevate da tale procedura.
Questo è il motivo per cui, tra i siti storici disponibili, occorre selezionare come prima scelta solo quelli che non abbiano subito modifiche importanti nell’ambiente circostante. Tale criterio in prima battuta porta alla perdita di numerose serie storiche, ma, è però anche vero che il campo di temperatura (e sue modifiche) ha e dovrebbe avere scale di coerenza spaziale pari a molte centinaia di km: il cambiamento di fondo a Bari sarà del tutto simile a quello di Brindisi e pure di Lecce. Quindi, in generale, non si necessita di un elevato numero di stazioni per riuscire a stimare la tendenza delle temperatura superficiale di un’area vasta come una nazione. Bisogna però considerare le complesse caratteristiche geografiche dell’Italia, tali da poter modificare la risposta al cambiamento climatico di fondo in maniera fortemente dipendente dalla morfologia del territorio. Per fare un altro esempio pratico: se una stazione rappresentativa sull’Appennino settentrionale ed un’altra sulle Alpi possono portare ad una valutazione accurata del cambiamento di fondo per tutta l’Italia settentrionale, è anche vero che le risposte del tempo meteorologico alle variazioni di larga scala possono essere esaltate o attenuate nel fondo del catino padano. Una minore o maggiore presenza di nebbia o di copertura nevosa, per citare due variabili, possono infatti esasperare in maniera inattesa le variazioni di fondo dettate della circolazione generale o dalla composizione atmosferica.
Poiché la realtà è quella che è, piuttosto che pensare ad una distribuzione ottimale dei siti di misura, occorre partire dalle stazioni esistenti che mai saranno poste in luoghi ideali né, quindi, lontane da qualsiasi contaminazione umana. Fino al recente passato, tutti i siti erano costantemente presidiati ed hanno per forza di cose seguito le vicissitudini umane. Tenendo questo ben presente, è auspicabile una selezione a priori di quei siti il cui ambiente circostante ha subito il minor disturbo possibile. A livello internazionale si è definito un insieme di criteri per classificare i nuovi siti destinati a ospitare stazioni per il controllo climatico di lungo periodo. Un progetto con queste finalità è appena stato completato da parte della NOAA, che ha l’istallato un Climate Reference Network (CRN) di 114 stazioni di alta prestazione per l’intero territorio continentale dei 48 stati contigui. Anche noi possiamo usare gli stessi criteri di classificazione e lo faremo in ogni caso, ma temo che non si arriverebbe lontano agendo in questa maniera, applicando cioè criteri così restrittivi sulla rete di vecchia data. L’unica strada percorribile per evitare di escludere tutte le stazioni della rete italiana non è quella di puntare alle stazioni con mancanza assoluta d’influenza umana, ma è quella di cercare, come già detto, quelle stazioni che hanno subito cambiamenti minimi dell’ambiente circostante: influenze umane sì, ma che siano rimaste stabili nel tempo.
A questo punto va scelta la rete di stazioni italiane tra le quali cercare quelle di riferimento. Questa scelta è, penso, obbligatoria ed è diretta verso le stazioni con un codice assegnato dalla World Meteorological Organization i cui dati sono scambiati nel Global Telecommunications System. Si tratta quindi della rete di stazioni sinottiche gestite in Italia dall’Aeronautica Militare e dall’ENAV, subentrata alla prima negli scali aeroportuali con prevalenti finalità civili. La figura che segue, modificata rispetto a quella originale, mostra la distribuzione sul territorio nazionale di queste stazioni delle quali, per buona parte, esiste documentazione fotografica del sito di misura. Tale documentazione e semplici considerazioni sull’ubicazione permettono una facile selezione di quei siti che non hanno subito modifiche nel tempo o che, perlomeno, le hanno subito in maniera trascurabile.

A titolo d’esempio, è presumibile che tutte quelle stazioni situate in cima ad una montagna, in zone costiere remote e preservate o lontane dai centri abitati siano subito individuabili quali prime candidate. Inoltre, non è detto che tutte le stazioni cittadine debbano essere escluse a priori: ci sono esempi di siti posti sul cocuzzolo abitato di un’altura, nella zona vecchia del centro abitato, che non hanno subito modifiche apparenti del tessuto urbano se non in zone lontane e magari poste a quote inferiori. Quelle stazioni cittadine poste in zona pianeggiante o con ridotte variazioni di quota, soggette ad ampia espansione edilizia, o presso i principali aeroporti civili, invece, sono le stazioni che credo saranno soggette a facile esclusione. Eventualmente, una volta definita la rete di riferimento, si può provare un recupero successivo delle stazioni non incluse in quelle di prima scelta.
Molte delle stazioni sinottiche del circuito internazionale hanno i dati mensili pubblicamente disponibili presso l’NCDC/NOAA via ftp. Alcune di esse, ad esempio quelle del progetto GCOS/GSN, che è una selezione di stazioni ritenute più idonee a livello internazionale per il clima, hanno a disposizione anche i dati giornalieri, che, oltretutto, sono già da anni pubblicati giornalmente sul sito dell’Aeronautica Militare (quelli mensili sono pubblicati da decenni nelle analisi periodiche).
In questo progetto siete coinvolti tutti. L’esclusione o meno di una stazione dalla rete di riferimento, dopo aver visionato gli elementi a disposizione, sarà discussa. Se la documentazione fotografica è insufficiente, potrete adoperarvi per procurarla. Inoltre, la conoscenza accurata del territorio a livello locale potrebbe permettere d’individuare un’altra stazione prossima a quella selezionata contro la quale fare una doppia verifica dei dati. Questi siti aggiuntivi potranno appartenere alle altre reti pubbliche installate sul territorio, ad esempio quelle dell’ex idrografico o quelle automatiche delle regioni e degli enti locali, ma anche le stazioni meteorologiche personali, che rispettino lo standard del WMO, potranno essere considerate.
Il sito web sul quale saranno disponibili le foto e i dati delle stazioni, con relative analisi e discussioni, lo abbiamo indicato in apertura: www.milleannidiclima.it, alla sezione “stazioni_meteo”. Buon lavoro a tutti!
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